i metodi tradizionali per bloccare l’umidità di risalita

Mar,2018 | umidità da risalita capillare | 0 commenti

Le principali tecniche che tradizionalmente si adottano nel tentativo di eliminare l’umidità di risalita per capillarità sono:

intonaci deumidificanti

PRO:

relativamente poco invasivo e costoso.

CONTRO:

è una soluzione in realtà più apparente che davvero risolutiva. Per un breve periodo la superficie della parete sembrerà asciutta ma in realtà l’acqua all’interno del muro rimane e con il tempo riuscirà a riaffiorare.

vespai areati e convogliatori

PRO:

metodo efficace solo per “asciugare” i pavimenti che possono anche risultare più isolati termicamente se il vespaio areato non è collegato all’esterno.

CONTRO:

purtroppo l’acqua “risucchiata” dal materiale della muratura non viene minimamente toccata da questo sistema.

elettrosmosi attiva e passiva

si tratta in breve di inserire nella parete una centralina e una serie di cavi che in caso di elettrosmosi attiva creano una differenza di potenziale tra muratura e terreno, mentre per quella negativa eliminano le naturali differenze di potenziale tra muratura e terreno attraverso un processo di compensazione delle cariche elettriche.

PRO:

metodo non invasivo e relativamente poco costoso.

CONTRO:

la spiegazione della limitata efficacia di questa tecnica è piuttosto complessa, sinteticamente possiamo dire che il fenomeno della risalita d’acqua per capillarità dipende per il 96% o più dall’angolo di bagnabilità che l’acqua assume all’interno di un capillare con limitata o nulla tensione superficiale; l’elettrosmosi agisce sul rimanente 4% di cause in gioco, un po’ poco per risolvere definitivamente il problema nelle nostre case…
Per approfondimenti sulle leggi fisiche che sono alla base della risalita potete leggere qui.

taglio meccanico

PRO:

metodo indubbiamente efficace, la capillarità è bloccata, la muratura si asciuga e torna ben coibentata.

CONTRO:

si tratta di un sistema molto “drastico”, richiede un gran lavoro con tempi e costi annessi. Ha purtroppo anche un altro grave difetto: nelle operazioni di taglio posso verificarsi lesioni e comunque la struttura spezzata dei muri risulta molto indebolita. È una soluzione adottabile solo in zone molto stabili da un punto di vista sismico.

iniezioni di resine occludenti

PRO:

sono essenzialmente efficienti, bloccano l’umidità e al tempo stesso consolidano la struttura della parete; l’intervento è relativamente poco invasivo.

CONTRO:

la pecca di questo metodo è dovuta solo alla difficoltà della resina di distribuirsi uniformemente in murature non costruite con materiale omogeneo concentrandosi nelle fessure e nei piccoli fori così frequenti nelle vecchie pareti. Per cercare di sopperire a questo problema la barriera di resina occludente deve essere alta almeno 50 cm e ottenuta praticando iniezioni su 3 o 4 livelli.

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Sul principio delle resine occludenti si basano le barriere chimiche che però, essendo sviluppate a partire da particolari composti detti silanici o polisilossanici, riescono a superare limiti precedentemente riscontrati.
In pratica si imbeve l’intero muro lentamente e completamente della sostanza-barriera che, utilizzando lo stesso meccanismo della capillarità, prende il posto dell’acqua “risucchiata” dal terreno: non solo vuoti e fessure ma l’intera porosità del materiale viene “occupata” impedendo così una nuova risalita. Questa tecnica è quindi efficiente su qualsiasi materiale e qualsiasi spessore.
Esistono varie formulazioni della barriera di base che può essere arrichita di specifici agenti chimici a seconda della specifica situazione che stiamo affrontando.

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