Brutte notize per quel che riguarda la tecnica di deumidificazione chiamata elettrosmosi (ma anche elettromagnetica o eletttrocinetica). Tre studi scientifici indipendenti hanno dato tutti lo stesso inequivocabile risultato: nessun riscontro scientifico riguardo la variazione di umidità o di salinità nei materiali sottoposti all’azione di questi macchinari.

Cosa promette l’elettrosmosi e perché ha avuto una grande notorietà

Semplificando al massimo, il concetto su cui si basano gli apparecchi per l’elettrosmosi è questo: la molecola dell’acqua per la sua struttura è “sensibile” ai campi elettromagnetici tanto che, se si crea di un campo con polo positivo su un muro interessato da umidità da risalita e polo negativo a quota terreno, questo riesce a contrastare il fenomeno fisico della capillarità.
L’appeal di questa tecnica è evidente, purtroppo la maggior parte delle tecniche di deumidificazione tradizionali sono piuttosto invasive sia come impatto visivo (cosa da non sottovalutare in ristrutturazioni di edifici storici e di valore) che dal punto di vista una perdita di materiali e di stabilità.
Sono interventi non reversibili, complessi e di conseguenza piuttosto costosi.
Cosa potrebbe essere più appetibile allora di un apparecchio di facile installazione che con un basso voltaggio risolva il problema?

Principio teorico ed effetti pratici

Se la natura di dipolo della molecola d’acqua è una certezza, esistono invece vari modelli che cercano di spiegare il fenomeno del doppio strato elettrico con il quale avviene un interzione solido-liquido nel contesto di un campo elettromagnetico. Questi meccanismi risultano ancora meno chiari scientificamente una volta calati nella loro applicazione a casi pratici, con tutte le variabili che ogni edificio specifico porta con sé.
Esistono poi anche una serie di perplessità legate alla considerazione che, in linea teorica, l’elettrosmosi dovrebbe (o potrebbe) essere pericolosa per tutti gli esseri viventi.
I capillari sanguinei e i piccoli vasi in cui passa la linfa nelle piante hanno diametri paragonabili a quello dei pori nei materiali simili alla pietra. Negli esseri viventi sangue e linfa non circolano per il principio fisico di risalita capillare ma di acqua sono in gran percentuale costituiti: sembra quanto meno plausibile che l’esposizione continua al campo elettromagnetico generato da questi apparecchi crei anche un’interferenza sulla loro fisiologia.

Tre studi scientifici indipendenti di verifica sull’elettrosmosi

Nonostante il grande successo commerciale, ormai consolidato da lunghi anni, la scienza ha sempre guardato con una certa perplessità all’effettiva efficacia della deumidificazione attraverso elettrosmosi (sia passiva che attiva).
Tre studi indipendenti hanno messo a punto delle procedure per verificare con oggettività scientifica l’efficacia di questa metodologia. Vi anticipiamo subito il risultato: nessuno dei 3 studi ha rilevato variazioni di umidità riferibili all’azione dell’elettrosmosi.
Tutte le ricerce, disponibili sul sito ScienceDirect (www.sciencedirect.com), sono stati condotti da o in collaborazione con dipartimenti universitari. Noi esamineremo brevemente i due studi più significativi.

Verifica in laboratorio dell’azione dell’elettrosmosi sui più comuni materiali edili (studio dell’Università di Stato di Milano)

I risultati dello studio condotto da ricercatori del Dipartimento di Fisica Aldo Pontremoli sono riassunti nell’articolo intitolato “L’elettrosmosi funziona nella prevenzione del danno causato dall’umidità? Applicabilità di metodi basati sugli infrarossi per verificare la distribuzione dell’acqua nei campi elettrici”.
Attraverso il metodo gravimetrico tradizionale, la termografia a infrarossi e la riflettanza ottica nello spettro 940-980 nm con un fotodiodo a valanga ad elevata sensibilità è stato monitorato il contenuto d’acqua in diversi campioni dei più importanti materiali edili (ad es. mattoni, malta e intonaci). Pur incrociando i risultati dei diversi esami non si è individuato nessun postamento d’acqua causato dal campo elettrico.

Verifica su un edificio storico dell’azione di un apparecchio per elettrosmosi multifrequenza (studio dell’Istituto di Conservazione e valutazione dell’eredità culturale e dell’Università di Siena)

Particolarmente interessante è questo secondo studio (“Valutazione dell’efficacia di un sistema di deumidificazione mediante l’emissione di campi elettromagnetici: proposta di un protocollo”) perché ha testato su un edificio storico – attenendosi alle istruzioni fornite dal costruttore – un apparecchio per l’elettrosmosi con impulsi a più frequenze, caratteristica che dovrebbe garantire i migliori risultati. L’edificio in questone si trova a Saltino (comune di Reggello), una frazione montana vicino a Vallombrosa, a 995m slm. Costituito da ha un nucleo più antico risalente al XV secolo e alcuni ampliamenti dell’inizio ’900, presentava evidenti parti di degrado dovuti all’umidità ascendente in particolare nel parte centrale del pianoterra. Il sistema ad elettrosmosi è stato collocato a settembre nel punto più problematico e la sonda igronometrica inserita in un foro nella muratura ad una profondità di circa 20 cm, successivamente sigillato per impedire che l’umidità dell’aria potesse alterare i valori. Le misurazioni sono poi state rilevate a intervalli di 60 minuti per 10 mesi, a riscaldamento spento, e comparate ai valori della stanza e della stazione meteorologica di Vallombrosa.
Alla fine di questo periodo l’analisi dei dati non ha riscontrato nessuna riduzione dell’umidità, né effettiva né immediata all’interno delle pareti. Temperatura e umidità registrate nel foro e nella stanza seguono un andamento perfettamente coerente a quelle registrate nella stazione metereologica sia prima che dopo l’istallazione dell’apparecchiatura.

Nessun riscontro scientifico dell’elettrosmosi né in laboratorio né in loco: le doverose conclusioni

Per quanto un metodo di deumidificazione come l’elettrosmosi costituisca una prospettiva seducente, bisogna prendere atto dei dati scientifici: l’acqua rimane lì dov’è nelle pareti. Nel corso di questi studi si è anche potuto verificare che non avviene nemmeno quel supposto fenomeno di “accellerazione dell’asciugatura” delle pareti che dovrebbe essere causato da un aumento della vibrazione (e quindi della temperatura) delle particelle d’acqua sottoposte al campo magnetico.